Sottili, continue, nascoste, invisibili

Kublai Kan si era svegliato presto quella mattina. Intavolava il suo gioco a scacchi cominciato settimane prima con una nuova conversazione insieme al viaggiatore solitario. “Virtualmente”, ribadiva il viaggiatore, “Viaggio solo virtualmente”.

“E cosa ci vede, laggiù?”, domandava un imperatore che cresceva ogni giorno di peso e manteneva il disinteresse reale per ogni cosa.

“Vedo lettere, immagini, fotografie”, rispose l’internauta. “Ma vedo anche cose ben distinte: vedo persone”. L’imperatore diede un colpo di tosse, colpito evidentemente da una condanna che tutto il popolo gli attribuiva: Kublai Kan non voleva conoscere le persone, perché non voleva conoscere se stesso.

“Potresti dirmi allora cos’è questa città che tutti mi dicono stia scomparendo?”.

 

La città ti mangiava

e mentre tu distratto aspettavi l’autobus delle sette e trentacinque

lui deragliava sulla corsia opposta

e la tua donna controllava sulla lista della spesa

chiedendosi se, di tanta corsa, sarebbe almeno rimasto qualcosa.

*

No, non eri solo ad aspettare il tram: con te

c’erano spettri, paure, futuri improbabili da gestire

ma sai che in una chiesa troverai scampo a questo:

se non altro nel Cristo che allatta la Madonna.

ornella-spagnulo